CD REVIEWS

Solo Bach

Rita D'Arcangelo, Flute

© 2017 Centaur

Il Respiro musicale di Bach di Andrea Bedetti



Che cosa differenzia un sommo compositore dagli altri? Fondamentalmente un aspetto, quello che riguarda l’universalità della sua musica, dove per “universalità” non sta per “universalismo”, ossia che le sue opere lasciano un solco nell’anima di chiunque le ascolti, che possa essere un occidentale, un indio della Patagonia, un filippino o un inuit (a tale proposito, state alla larga come la peste da coloro che affermano ed esaltano questo presunto “universalismo” musicale), ma dalla capacità e possibilità che possano essere eseguite con qualsiasi strumento o formazione musicale senza, come aveva ben arguito Alfred Einstein parlando della musica di Mozart, perdere una sola molecola della loro forza di impatto e di propagazione estetica.

Questo principio, ovviamente, viene esaltato da un autore come Johann Sebastian Bach, la cui produzione musicale è talmente radicata nell’idea pura della musica e della “musicalità” che le sue opere, per suscitare commozione e trasporto, potrebbero essere eseguite perfino su bastoncini di legno, così cari a John Cage e Steve Reich, tale è la loro pregnanza armonica, da risultare per l’appunto “universale”.

Per avere una conferma di ciò è sufficiente ascoltare il CD che la flautista Rita D’Arcangelo ha registrato per l’etichetta americana Centaur, dedicato ad alcuni capisaldi bachiani originariamente non concepiti per flauto, ma che l’artista abruzzese ha presentato nella loro trascrizione per questo strumento, se si eccettua la Partita BWV 1013 e Sonata in la minore Wq 132 del figlio Carl Philipp Emanuel (che in fatto di genialità musicale, la quale dev’essere ancora valorizzata e conosciuta appieno, non è secondo a nessuno). Così, si passa dal Prelude e Courante della Suite n. 1 BWV 1007 al Courante della Suite n. 3 BWV 1009 e alla Sarabande della Suite n. 6 BWV 1012, in cui lo strumento a fiato si sostituisce al violoncello, e dall’Allemande iniziale della Partita n. 2 BWV 1004 all’Allegro assai finale della Sonata n. 3 BWV 1005, dove il flauto prende il posto del violino.

E se il risultato timbrico, armonico e melodico nulla toglie, riproponendo la stessa intensità, la stessa profondità, la medesima bellezza formale dei brani originali, evidenziando gli scogli tecnici degli spartiti, è anche vero che Rita D’Arcangelo, come giustamente evidenzia Stefano Zenni nelle note di accompagnamento, deve affrontare un duplice problema che negli strumenti ad arco non si presenta, ossia quelli di dover respirare e di saper dove prendere respiro in una tessitura che non era stata concepita originariamente per il flauto.

E qui si torna a bomba con il concetto di “universalità” della musica bachiana, la cui struttura armonica e stilistica permette di individuare delle pause in cui l’interprete al flauto può prendere fiato senza che questo meccanismo vitale possa far affiorare squilibri esecutivi. Questo perché con Bach il miracolo è di casa e l’interprete che sa cogliere tale aspetto epifanico, come nel caso di Rita D’Arcangelo, sa esaltare questa meravigliosa accoglienza.

Ottima anche la presa del suono, che propone lo strumento a debita profondità nel palcoscenico sonoro, dotato di un riverbero che non disturba minimamente, ma è capace di fissare lo strumento e di esaltarne la dinamica.


La flûtiste italienne, installée à Berlin, poursuit son exploration du répertoire solo de la flûte avec un album consacré à Bach et son fils Carl-Philipp. Le programme comporte deux œuvres originales, lagrande Partita du père ainsi que la Sonate du fils, toutes deux en la mineur. L’auditeur apprécie le grand soin porté à l’exécution, les sarabandes lyriques et recueillies, les allegros vifs et articulés, une belle sonorité de flûte moderne magni- fiée par l’acoustique de la Jesus-Christus Kirche de Berlin, célèbre pour son acoustique chaleureuse. En complément de programme, l’artiste propose des transcriptions extraites de Suites pour violoncelle et Partitas pour violon. La flûte est un instrument plus ver- satile que l’on imagine parfois, les sauts de registres du Prélude BWV 1007 montrent ainsi qu’il est possible d’offrir une alternative convaincante au jeu de l’archet. Les amateurs des recueils des Bach-Studien retrouveront avec plaisir les thèmes appréciés.

Philippe François

Rita D'Arcangelo, Solo Bach di Gabriele Formenti



Prosegue il percorso discografica di Rita D’Arcangelo, giovane promessa del flauto traverso italiano che ha trovato casa a Berlino. Emblematico il suo percorso artistico, che l’ha condotta a peregrinare in giro per l’Europa e il mondo (ha suonato molto in Orchestre in Polonia e Giappone). Dunque un talento in fuga? Uno dei tanti? Forse sì, ma la musica ha il vantaggio di essere linguaggio universale e di trovare la propria casa ovunque. Dunque Rita resta prima di tutto un prodotto dell’eccellente scuola italiana (che se ne dica, ci sono conservatorio e docenti di assoluto livello anche da noi).

Chi scrive ha avuto modo di conoscere Rita D’Arcangelo piuttosto bene, anche in ambito professionale, e dunque con grande piacere mi accingo a parlare di questo nuovo disco per l’etichetta americana Centaur. Con questo album tutto bachiano Rita prosegue il suo percorso all’interno del repertorio per solo flauto (ricordiamo il precedente CD, sempre per Centaur, dal titolo “A Virtuoso Journey”).

Al centro del disco troviamo dunque la musica di Johann Sebastian Bach, il quale dedicò, per la verità, una sola composizione al flauto traverso (o traversiere come si chiamava all’epoca): la partita in la minore BWV 1013. A questo pezzo famosissimo, vera pietra miliare del repertoio di ogni flautista, è dedicata l’apertura del cd e qui subito la notevole presa del suono valorizza il suono di Rita D’Arcangelo e il suo meraviglioso flauto d’oro 14 K Nagahara. Una lettura interessante per un brano che oggi ha trovato più di una via interpretativa proprio grazie allo strumento antico (ancora oggi rimane ineguagliabile, a mio parere, la lettura offerta al traversiere da Barthold Kuijken). Da questa Partita in la minore inizia dunque in interessante percorso: troviamo infatti la composizione “gemella” per così dire, quella composta dal figlio Carl Philipp Emanuel, sempre per flauto solo e, guarda caso, sempre nella tonalità di la minore. Le due composizioni non potrebbero essere più diverse, ma una cosa le accomuna: l’assoluta padronanza dell’idioma flautistico. Tanto Johann Sebastian, quanto Carl Philipp Emanuel, non solo conoscevano molto bene le possibilità tecniche dello strumento, ma evidentemente lo amavano e lo consideravano degno delle più attenzioni. Consideriamo quanti brani per il flauto traverso troviamo nelle cantante, nelle messe (per non parlare del ciclo delle sonate con il cembalo) di papà Sebastian e quanto spazio questo occupa anche nella produzione del figlio Carl Phillipp (più o meno invogliato alla composizione dal Sovrano-Generale Federico II di Prussia, suo datore di lavoro per circa trent’anni a Potsdam).

Se il CD  propone dunque in apertura due brani originali per il flauto, piuttosto noti, il resto del programma ci presenta alcune interessantissime trascrizioni derivate dal violoncello e dal violino: si tratta di brani altrettanto noti nella loro versione originale, dove Johann Sebastian esplora tutte le possibilità dello strumento ad arco. Rita D’Arcangelo ci propone qui una bella selezione di danze dove il flauto si trova a rivaleggiare con lo strumento ad arco. Interessante lo studio fatto sull’articolazione e sui fiati, quelle pause necessarie al flautista per prendere fiato e per ricominciare un discorso che per forza di cosa si era interrotto. Un’altra bellissima prova per la nostra flautista italiana, cittadina del mondo. Complimenti.


Rita D'Arcangelo - Jakub Kosciuszko

Rita D'Arcangelo, Flute  | Jakub Kosciuszko, Guitar

© 2016 QBK

Flöte Actuell, 04.2017 >

Ammetto di non essere un estimatore delle compilation musicali, soprattutto di quelle che presentano opere attinte da autori di epoche diverse, che spaziano liberamente tra i secoli e tra le varie latitudini geografiche, ma quando mi trovo ad ascoltare simili produzioni discografiche registrate da interpreti sensibili e tecnicamente ineccepibili il discorso cambia, nel senso che pur continuando a diffidare da questo tipo di operazioni artistiche, il mio ascolto si fa attento e motivato. Soprattutto quando a suonare c’è una flautista come Rita D’Arcangelo, uno dei tanti patrimoni artistici della nostra Italietta che, per meritare il rispetto e l’ammirazione dovuti, sono costretti a lavorare e a esibirsi principalmente all’estero. Dotata di una musicalità e di un fraseggio davvero ragguardevoli, Rita D’Arcangelo ha registrato, con un altro valentissimo interprete, il chitarrista polacco Jakub Kościuszko, un CD dedicato a composizioni scritte per tale duo cameristico o ridotte per tale organico, con un occhio di attenzione per il patrimonio musicale concentrato nell’area del Mediterraneo. Quindi, a farla da padrone sono soprattutto autori spagnoli quali Isaac Albéniz con Granada e Joaquin Rodrigo con Aria Antigua e Serenata al Alba del Día, per poi proseguire con il delizioso Andante cantabile di Niccolò Paganini e con un tributo alla musica popolare, quella Romanesca “nobilitata” dal compositore americano Quinto Maganini, valentissimo flautista e direttore d’orchestra. Un atto dovuto è la Sonatina Op. 205 di Mario Castelnuovo Tedesco e sempre d’effetto è la Pavane faureiana, oltre a un brano più che ragguardevole e poco conosciuto dalle masse musicali, l’Entr’acte di Jacques Ibert, e a un omaggio al chitarrista e compositore argentino Maximo Diego Pujol e alla sua Suite Buenos Aires. Varie scuole e vari periodi, dunque, ma sui quali domina il flauto dell’artista abruzzese, capace di rendere al meglio la poesia, l’anima, il senso di queste pagine così eterogenee, ben sostenuta e accompagnata da Jakub Kościuszko. Una nota di merito, infine, per la label polacca, in grado di confezionare una presa del suono veramente buona, che ha il merito di esaltare al meglio il timbro e il dettaglio dei due strumenti.

Andrea Bedetti

Mit dem gleichen Charme, Witz und Humor, mit dem die beiden künstler Rita D'Arcangelo (Flöte) und Jacub Kosciuszko (Gitarre) das Vorwort ihres Albums geschrieben haben und damit den spanishren roten Faden erklären, der die ausgesuchten Kompositionen miteinander verbidet, so interpretiert das Duo auch die neum Werke.

Melodiodiöse Linien werden, mitspanischen Elementen verwoben, die Komponisten gleichermaßen  fasziniert haben müssen, wie es die Hörer während des knapp einstündigen Albums sein werden. Magische Flötentöne und Saitenklänge verschmelzen in Iberts Entr'acte, Paganini Andante Cantabile, oder Maganinis La Romaneca. Mario Castel Nuovo-Tedesco, Lehrer von John Williams und Henry Mancini, steuert seine dreisätzige Sapnatina Op. 205 bei und Isaac Albéniz verzaubert mit dem Charme von Granada. Joaquin Rodrigo macht durch seine eigene Bearbeitung von Aria Antigua für Flöte und Gitarre, ursprünglich in der Besetzung Flöte und Klavier, das Arrangement für dieses Album tauglich. Dem Werk werden die beiden Sätze von Serenata al Alba del Dia beigefügt, die Rodrigo im Original mit Violine und Gitarre besetzt hat. Auf einen Ausflug nach Buones Aires begeben sich D'Arcangelo und Kosciuszko in der gleichnamigen Suite von Maximo Diego Pujol, die unter die Sonne Südamerikas führt. Als Finale findet schließlich Faurés Pavane Op. 50 im höfisch schreitenden Stil ihren Plazt auf der Einspielung bevor sich die beiden Künstler zu einer Zugabe überreden lassen und beenden. Unterhaltsam, abwechslungsreich, stimming, entspannend und allzeit präsent: Felicitaciones!


Claudia Wälder-Jene

In un orizzonte musicale dominato dalle grandi orchestre sinfoniche o dalle grandi personalità pianistiche, lo spazio per le piccole formazioni da camera è esiguo. Le esibizioni per duo o trio rimangono così appannaggio di piccoli gruppi di appassionati, che vengono a conoscenza degli eventi anche e soprattutto grazie ai social network. È un vero peccato; se poi si prendesse in esame il repertorio cameristico per chitarra si scoprirebbero inestimabili gemme musicali, meritevoli di giungere senza indugio alle orecchie del grande pubblico. Fortunatamente i valenti Rita D’Arcangelo al flauto e Jakub Kościuszko alla chitarra contribuiscono, con la loro ottima registrazione, a diffondere alcune delle più importanti opere del genere (...).

Lorenzo Galesso

          

A Virtuoso Journey

Rita D'Arcangelo, Flute

© 2014 Centaur

Flöte Actuell, 03.2017 >

Der Titel des neuen Albums der italienischen Flötistin Rita D'Arcangelo könnte treffender nicht sein: sie nimmt uns mit auf eine knapp 80 minutütige virtuose Reise durch die Sololiteratur für Flöte von Komponisten, die zwischen 1754 und 1875 geboren sind. Die Staionenen auf dieser Reise spiegeln die Rolle der Flöte als Solinstrument, ihre instrumentenbaulichen Entwicklungen und nicht zuletzt das Können von Zeitgenossen wider, die die von D'Arcangelo versiert und stilisicher interpretierten Werke zu ihrer eit musiziert haben. Der Zeigeist, den das Album transportiert, versprüht Unterhaltung, Vergnügen und Heiterkeit auf holem technischen Niveau. Melodiöse Kompositionen, Variationen uber bekannte Opernthemen aus Mozarts Don Giovanni und der Zauberflöte, Armida von Rossini oder Norma von Bellini, die mit ihrem Wiedererkennungswert nicht nur das damalige Publikum auf ihre Seite gezogen haben, und Solowerke von Köhler, Rabboni, Ciardi, Kuhlau, De Lorenzo und Fürstenau mit rasanten, perlenden Laüfen beeindrucken den Zuhörer. Nicht nur ein Hörgenuss, sondern auch eine Inspirationsquelle sich selbst dem ein oder anderen Werk (wieder)einmal anzunehmen.


Claudia Wälder-Jene

Allegro con Brio and A Virtuoso Journey by Peter Westbrook


While still in its early stages, Rita D'Arcancelo's carrer has been disinguished, international, and very crowded, beginning with degrees from Manchester, Milan, Mannheim and masterclasses with Sir James Galway in Italy and Swizzerland and going on to multiple prize-winning appearances at flute conpetitions worldwide, a Carnegie Hall debut in 2011, and orchestral and teaching positions in Japan and Poland. Wisely, in the midst of this activity, she has chosen her recording projects with care, issuing just four CDs since 2005 an selecting her repertoire with the eye of a musicologist as well as that of a soloist. The result has been not just the emergence of a major artist but also the further development of the flute repertorire. A case in point was her 2010 recording Il Pasotr Fido, featuring Six Sonats for flute and Continuo - written by Nicolas Chederville but for 250 years attribuited to Antonio Vivaldi, requiring interpretation as the work of a French composer even though it is a pastiche of Italian music. Having carried that off with great aplomb, in 2012 D'Arcangelo issued Allegro con Brio, a double CD that received the Award of Exellence in the category Intrusmental Performance Solo at the Global Music Award in Los Angeles. Here, with the very able piano accompaniment of Giuliano Mazzoccante, she presents a program in two parts, split between the two CDs.The first CD presents a variety of shorter pieces from such composers as Elgar, Fauré and Rossini, including three well known and much-loved pieces: Il Carnevale di Venezia by Briccialdi, Leberleid by Kreisler, and La Ronde des Lutins By Bazzini. The second CD contains perfomances of two cornerstones of the flute repertoire: César Franck's Sonata in A Major (originally written for violin and piano) and Sergei Prokofiev's Sonata in D Major (later transcribed for violin and piano). Each part of the program requires both technical virtuosity and melodic interpretation, qualites D'Arcangelo possesses in adbundance, with the result that the performance clearly justifies this Global Music award. Much of the quality of Allegro con Brio resides in the interplay between D'Arcangelo and her excellent accompanist, but for her most recet recording, A Virtuoso Journey she has turned to what is perhaps the most demanding performance discipline for her instrument - works for solo flute. To create the program, she has again turned to her skills as a musicologist. As explained in Andrea Bedetti's informative liner notes, the early 19th century saw both the arising of Romanticism and the technical develoment of the flute, among other instruments, in response to - and, in turn, stimulating -the expressive and virtuosic tendencies of the era. To represent these trends in the first half of the 1800s, D'Arcangelo has developed a program that illustrates the developments in flute technique and repertorire that helped bring it to the position it holds today. One approach to composition form this era is well represented - the writing of variations on popular themes and arias from opera. Thus we hear variations on arias from Don Giovanni, The Magic Flute, and Bellini's Norma, and on a theme from Rossini's Armida by composers such as Mercadante, Hoffmeister, and Giulio Briccialdi, as well as short pieces by the likes of Köhler, Kuhlau, Fürstenau, and Giuseppe Rabboni. These are less well-known pieces, but many artists will want to add them to their repertoire after hearing D'Arcangelo's bravura performances. It is hard to imagin what might come next in this sequence of recordings. It will cerainly be worth waiting for.

Troisième publication de la flûtiste italienne, soliste de l’Orchestre de chambre United de Berlin, cet enregistrement du label américain Centaur propose un programme d’œuvres plutôt rares pour flûte solo, centré sur le premier XIXe siècle. Cette période est marquée par les développements techniques de la facture de l’ins- trument aboutissant à la flûte moderne et par l’écriture de pièces s’y adaptant, comme les pièces en thème et variations sur des airs en vogue comme celles de Mercadante sur La ci darem la mano ou de Cesare Ciardi sur Ernani de Verdi. Insistons sur celle de De Lorenzo car son Carnaval de Venise, certes du siècle suivant, est un tour de force de plus de quinze minutes que Rita D’Arcangelo maîtrise sans faille. En contrepoint, la flûtiste interprète aussi quatre pièces originales : deux Sonates de Rabboni, un Divertissement de Kuhlau et un Caprice de Fürstenau ; toutes témoignent d’une recherche mélodique et ne manquent pas d’intérêt. Voici un programme original à découvrir, défendu avec brio et sensibilité.

Philippe François

          

Allegro con Brio

Rita D'Arcangelo, Flute | Giuliano Mazzoccante, Piano

© 2010 Wide Classic

CD Classico.com >

With its exceptionally supple sound, the flute makes an ideal “conversation” partner for the piano, and the chamber music repertoire for the pairing includes works of great importance and beauty, as well as a series of transcriptions and virtuoso pieces. Anyone who wants to explore this treasure house can do no better than start with this double CD, which is also a showcase for the work of one of the very best flautists on the international scene, Rita D’Arcangelo, who, despite her youth, possesses not only a sound technique but also an outstanding performing instinct. In this double issue, in partnership with the excellent pianist Giuliano Mazzoccante, D’Arcangelo conveys the extraordinary potential of her instrument (a superb example in 14K gold by Kanichi Nagahara) in a programme subdivided into two parts: the first CD is dedicated to virtuoso works, with dizzyingly difficult pieces such as François Borne’s “Carmen Fantasy” and the “Introduction and Variations on a Theme by Rossini” by Jean Louis Tulou (generally considered to be one of the fathers of the technical evolution of the flute) alternating with compositions that exploit the melodious qualities of the instrument, such as Fritz Kreisler’s transcription of his own “Liebeslied” and the “Berceuse” by Gabriel Fauré. In the second CD her virtuoso technique is less to the fore than her interpretative sensibility and her skill at engaging in dialogue (and sometimes in combat) with the piano in the transcription of César Franck’s “Sonata in A Major” (originally composed for violin and piano) and Prokofiev’s “Sonata in D Major” (which Oistrakh persuaded the composer to transcribe for violin and piano). Two hugely demanding works that bring out the very best in Rita D’Arcangelo, with astonishingly accomplished, fluid phrasing and tonal shading that brings a lump to the throat. No less a performance comes from her accompanist, Giulio Mazzoccante, who skilfully exploits his instrument’s tessitura to enhance the flute’s singing voice. It comes as no surprise then to learn that this double CD has received an “Award of Excellence” in the instrumental category at the Global Music Awards in Los Angeles.


Andrea Bedetti (traslated by John Millerchip)

Milano Finanza >

The superb young flautist Rita D’Archangelo has brought out a new double CD which has already received excellent reviews on the international critical scene. The first disc includes three well-known and much-loved pieces: Il carnevale di Venezia by Briccialdi, Liebesleid by Kreisler and La Ronde des Lutins by Bazzini. The second presents two cornerstones of the flute repertoire: César Franck’s Sonata in A major and Sergei Prokofiev’s fiendishly difficult Sonata in D Major. D’Arcangelo gives ideal performances of all these works, attuning her tone and technique to the demands of each piece.


Gabriele Formenti (traslated by John Millerchip)


La flûtiste italienne Rita D’Arcangelo publie chez Wide Classic un nouvel enregistrement, récompensé d’un Global Music Awards en 2013, consacré à des pièces de virtuosité (CD1) et deux chefs-d’œuvre du répertoire des XIXe et XXe siècles (CD2). Les qualités de chant et de virtuosité de la soliste sont mises en valeur dans des pièces brillantes (Tulou, Variations; Borne, Carmen ; Bazzini, Ronde des lutins, Briccialdi, Carnaval de Venise). Le deuxième CD dévoile une autre facette de sa musicalité. Les sonates de Franck et de Prokofiev sont toujours un défi à relever, par leurs places centrales dans le répertoire et par les références incontournables dans la discographie que tous les flûtistes connaissent. Rita d’Arcangelo trouve sa place grâce à un engagement sans faille, une belle endurance mais aussi grâce au piano sensible, profond et attentif de Giuliano Mazzocante

Philippe François

          

Il Pastor Fido

Rita D'Arcangelo, Flute | Alberto MAmmarella, Harpiscord

© 2010 Wide Classic

L’histoire du recueil Il Pastor fido (Le Berger fidèle), attribué à Antonio Vivaldi depuis le XVIIIe siècle, est celle d’une supercherie éditoriale mise en lumière par le musicologue Philippe Lescat dans les années 1990. En effet, vers 1730, une partition signée Antonio Vivaldi se vendait bien mieux que si elle était signée de Nicolas Chédeville, musicien de cour, joueur de musette, petite cornemuse à la française, mais surtout cousin de l’éditeur Jean-Noël Marchand, auteur du faux. En mars 1737, Marchand publie ainsi cet « opus XIII » d’Antonio Vivaldi, entièrement issu de la plume inspirée de son cousin. La supercherie a tenu 250 ans ! L’œuvre fut oubliée au XIXe siècle, puis profita de la renaissance vivaldienne au XXe siècle. Chédeville était un compositeur très habile. Il a su écrire à la manière italienne, réutiliser des thèmes du compositeur vénitien. Les plus attentifs remarquaient toute-fois quelques traits bien français, l’emploi du rondeau, quelques petites reprises et des ornementations très parisiennes. Rita D’Arcangelo est issue de la fine école italienne de la flûte et soliste au Hyogo Performing Arts Center dirigé par Yutaka Sado au Japon. Son jeu virtuose et nuancé, en compagnie d’Alberto Mammarella, nous montre qu’Il Pastor fido est un splendide pastiche du style italien.

Philippe François

© 2018 by ERIKA D'ARCANGELO

Falaut >

Fu nel 1990 che, grazie al ritrovamento di una illuminante déclaration datata 1749, Philippe Lescat pose finalmente termine alla catena di dubbi che aveva funestato l'attribuzione della controversa opera XIII, quel famoso Pasotr Fido che costituiva fino ad allora una delle più eseguite e favorite raccolte di Vivaldi. Era definitivamente dimostrato che il prete  eneziano non aveva composto questa raccolta e che il vero autore era Nicolas Chèdeville. Come poteva essere durata sia a lungo la frode? erano trasocrsi circa 250 anni da quando a Parigi appariva, presso la botteba di M.me Boivin, una raccolta di sonateil cui fornterspizio recitaa che il Pastor Fido era del sigonor Vivaldi. L'iganro pubblico parigino non dovette sospettare cerco alcunché di fraudolento: erno anni quelli, sul finire del terzo decennio del Settecento, in ui il gradimento per la musica di Vivaldi aveva conosciuto in francia una forte impennata. Dal 1734 al 1751 apparbero presso M.me Boivin ed i fratelli Le Clerc ben 13 edizioni di musica vivaldiana, autentica o variamente manipolata. Propio quando in Italia il precipizio della fama amareggiava gli ultimi anni della vita di Vivaldi, in Francia l'affermziond ldel suo gusto musicale contagiava il pubblico ed i compositori. Siamo al cnetro di vicende editoriali compesse e forse un po' torbide. In Quelli anni, la commercializzazione della musica italina a Parigi era completamente monopoizzata dai fratelli Le Clerc. Per uanto riguarda il lavoro discografico del duo Rita D'Arcangelo al fluto e Alberto Mammarella al continuo è rigoroso e attinente alla prassi esecutiva dell'epoca.

Filippo Staiano

Rita D'Arcangelo - Jacub Kosciuszko and Solo Bach by Peter Westbrook



Two things struck me when I first saw D' She has balanced performance skills with musicological research to produce intriguing combinations of material which result in both attractive programming while expanding the flute repertoire. s work is not surprising after reviewing her background. Born in Guardiagrele, Italy, Rita began studying flute at the State Conservatory of Music in Pescara, where she graduated with distinction. She went on to earn degrees from the Royal Northern College of Music in Manchester, the International Academy of Music in Milan, where she studied with r Musik in Mannheim, where she earned a soloist diploma and a masters in orchestral studies, working with Jean-Michel Tanguy. D'Arcangelo has been recognised with numerous awards, including the Marc Rich Foundation Scholarship for Artistic Achievement and as winner of 1st prize at the James Galway masterclass in Weggis, Switzerland (2008). She is currently Flute Lecturer at the Department of Music at the State German University BTU- Cottbus.


Earlier Recordings

Flutist Quarterly in 2015. I ended that review with the words “It is hard to imagine what might come next in this sequence of recordings. It will certainly be worth waiting for.” Time has born this out, as RitaD'Arcangelo has produced two more equally unexpected but highly satisfying CDs.

The album, issued in 2016 on the QBK label, has no name as such, but features the duo of D’Arcangelo’s flute, with the guitar of s Pavane which closes out the program, are more evocative of the Paris Conservatoire, while Maximo Diego Pujol takes us all the way to Buenos Aires, and Quinto Maganini was a stalwart at Juilliard and Columbia University in New York, (although, granted, very much an Italian at heart.)

But none of this matters! s be fair, Maganini) thrown in, the whole program works beautifully. Supported by a level of precision and balance in execution that places the Arcangelo might choose to record the Concerto Pastoral at some future time.

There are ongoing efforts to extend the repertoire for flute and guitarArcangelo has made a significant contribution to this effort.


Solo Bach:

There is no shortage of J.S. Bach performances from flutists, both in concert and on CD. Sonata in B minor for obbligato harpsichord and flute, BWV 1030 is said to be one of the masterworks of the entire Baroque period, and the Partita in A minor, BWV 1013, is itself certainly one of the most significant pieces for solo flute. So it is that both of them have received multiple recordings, the J.S. Bach from Rampal to Galway to Pahoud, along with recorder players, saxophonists, clarinetists, bassoonists, guitarists, accordionists . . . The same is true of the CPE Bach piece, in that there is no shortage of recordings. And there are also compilations of the flute & keyboard sonatas, such as the Emmanuel Pahud collection with Trevor Pinnock, from 2008, the recently re-issued set from Jean-Pierre Rampal, and, of course, Sir James Galway has a set. So it is that some recently, some flutists, in attempting to prepare some fresh material for Bach collections, have looked elsewhere for new material. Most significant was s transcription of a Vivaldi violin concerto. A very welcome collection. s concerts. Now that she has had the opportunity to record them, along with the equally welcome opportunity to hear the J.S. and C.P.E. Bach solo sonatas, they add up to another collection that should be essential to any library of Bach flute music. As with the rest of her discography, the performances are immaculate, the research behind the music reveals a keenly intelligent musical mind. Thus, after another two recordings, we are left with the same question: what will she come up with next?

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